Calce Rossella

Calce Rossella

Sfioro la penna. Il crepitio del camino e un odore soffuso nell’aria mi riscalda lentamente. Fuori ancora piove. Mi siedo sul divano, il computer in grembo. Lì inizia il mio Paradiso, potrei dire che Dio esista già soltanto per questi momenti. La pagina bianca non mi ha mai spaventato. Mentre tutti aggrottavano la fronte o si storcevano le mani, io posso francamente dire di essere stata sempre capace di riempire pagine su pagine. Di primo acchito, scrivevo solo quando si trattava di un compito, di un dovere, ma infine finivo col riversare tutta la mia voglia soppressa in interminabili racconti. Poi capii che la mia pigrizia andava domata e iniziai giornalmente a istillare un po’ alla volta la mia inventiva su carta, conservata poi in un grosso quaderno gremito di immagini e articoli sulla cronaca di casa. Ancora lo possiedo, ogni tanto aggiungo anche qualche foglio di un compito di antologia ben riuscito. Ho sempre avuto una fervida passione per la lettura: una volta, a corto di libri da leggere, fui capace di divorare quasi metà vocabolario! Sembrerà insensato, ma certe volte amo portare un libro con me, ovunque mi diriga, a prescindere se quel giorno abbia voglia o no di leggere. Così, per compagnia. Una compagnia degna di onore, che ti può offrire svago dalla realtà tormentata, senza niente in cambio. E’ stupido ma mi ha sempre dato quel poco di calore che mi serviva quando ero sola, o quella risata quando ero triste. Quando, un anno fa, presi l’impegno di scrivere un romanzo, poi, iniziai a sottolineare sui libri, nel tempo reale in cui li leggevo, vocaboli interessanti o sconosciuti, che in un secondo momento avrei cercato, imparato e trascritto nella stesura della narrazione. Forse un po’ una mania stancante o comunque richiedente sempre quella giusta applicazione alla lettura…Però, essendo abbastanza piccola per dedicarmi ad un progetto così ambizioso di scrivere un libro, mi sentivo in dovere di adempierlo al massimo e, date le mie conoscenze lessicali non complete, come è d’ovvio alla mia età, volevo fare di tutto per quasi pormi alla pari o superare altri scrittori, tra quelli esordienti o scadenti, ovviamente. Una cosa particolare è che io imparai male a tenere in mano la penna (ancora tuttora c’è questa pecca) e, usando anche l’anulare per reggere la stilografica, si formava su questo dito un callo. Mia nonna, notandolo mentre aggiornavo uno dei miei diari segreti, mi disse che era il callo della scrittrice. Sono sempre stata attratta dalla penna, stuzzicata, come fosse stata un venerando tempio maneggevole, con cui si sono pronunciati milioni di uomini e donne; un’interprete, il tramite tra la mente avvoltolata di idee e la concretezza, il pensiero e l’azione.Quando me la avvicino alle mani, nulla me ne fa distaccare e l’inchiostro scivola dalla sfera e macchia il foglio in volute eleganti. E’ come se, usandola, mi sentissi parte di un gruppo di persone stimabili e sagaci, accomunati dalla irresistibile bramosia di esprimersi, di dire la loro a proposito dei più disparati argomenti, sempre rivoluzionari con un insegnamento da offrire. E non so più che dire, semplicemente non mi sembra idoneo scrivere della penna usando un computer…Quindi concludo, dicendo che “ la penna è l’anima del curioso”, così pure io posso dire di aver messo una frase moralistica a piè pagina…

 

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